mercoledì 12 giugno 2013

Della tristezza di alcune canzoni.

Prendi per esempio "The promise". Ti strappa la pelle di dosso. E' una delle canzoni più tristi che mi vengano in mente, senza bisogno di morti, amori finiti, tragedie. Niente di tutto questo, solo, se si può dire solo, un sogno che non si realizza, una promessa non mantenuta. Il verso I followed that dream just like those guys do up on the screen ha tutta la disperazione del mondo, la speranza frustrata. When the promise was broken, I cashed in a few of my dreams. Un altro. Every day it just gets harder to live this dream I'm believing in. Ecco. Saranno ormai quindici anni che ascolto Springsteen con qualche cognizione di causa. Sono passati quasi 11 anni dal mio primo concerto, quando Bruce, spezial für Berlin, cantò "The promise" solo al pianoforte. Nel frattempo ho ascoltato migliaia di volte le sue canzoni, letto parole, libri, interviste. Di recente però sono rimasto colpito da tutta questa tristezza, come se la scoprissi ora. Anche se per forza di cose non è così. Come si fa a resistere a questa tristezza? C'è tristezza e tristezza. C'è la tristezza che ti fanno venire le cose tristi, e c'è la realtà, la sua durezza, con la ricerca di un giusto e sbagliato dove non ce ne sono, c'è quel che c'è punto, comportarsi bene non basta, fare il massimo non basta. Ecco, questa tristezza scortica vivi, ma in qualche modo fa sentire meno soli. Leggenda vuole che quando Springsteen cantò per la prima volta "The River", ad un concerto nel 1979, dopo lo spettacolo sua sorella andò ad abbracciarlo dicendo che aveva raccontato la storia della sua vita. Non so come fa Bruce, però, quando lo fa lui, fa star male ma fa star bene.

1 commento:

  1. E' la tristezza della verità che solo i veri esseri umani riescono ad sentire e che sapendola esprimere e comunicare fanno della nostra privata tristezza una tristezza buona

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