domenica 4 agosto 2013

Bruce, Peter Ames Carlin

Sebbene ne avessi sentito parlare e mi avesse incuriosito, "Bruce" di Peter Ames Carlin è il genere di libro che non avrei mai comprato. Primo, perché è uno di quei libri che prima o dopo mi viene regalato, come in effetti è successo. Secondo, perché ci sono cose che non bisognerebbe svelare. So di Springsteen ciò che voglio sapere, e ciò che non so, non voglio saperlo. Dunque, sebbene sia presentato come la biografia che ogni fan attendeva di leggere, io non l'attendevo affatto, avrei anzi fatto a meno di leggerla, se non fosse che, ovviamente, una volta avuto il libro in mano, beh, l'ho letto. Effettivamente è molto interessante ma, come immaginavo, contiene tutta una serie di informazioni che un fan non dovrebbe sapere, perché tolgono la magia. Come se a teatro, mentre Priamo in ginocchio chiede indietro ad Achille le spoglie di Ettore, il vicino di posto si voltasse e dicesse: "Che poi in realta` la guerra di Troia mica era per liberare Elena, l'han fatto per i soldi!". Dai? Questa poi...  che delusione...
Tutti sappiamo che in realtà Springsteen è un essere umano, che ha fatto e farà cose stupide e riprovevoli, eccetera eccetera. Bella scoperta. Lo sappiamo eccome. Ma quando ascoltiamo la sua musica, quando lo vediamo in concerto, ciò che vogliamo è partecipare al rito collettivo, e il messia di quel rito non può essere corrotto o umanizzato. Se canta "maybe you'll be out there/ on the road somewhere/ some bus or train/ travelling along/ in some motel room there'll be a radio playin'/ and you'll here me sing this song/ well if you'll do, you'll know I'm thinking of you/ and all the miles, in between/and I'm just calling one last time not to change your mind/but just to say I miss you babe/good luck goodbye, Bobby Jean" tutto ciò che vogliamo sapere è che questa canzone è per Steve che parte per la sua carriera solista, rappresenta la fratellanza della band, unita e indivisibile, saldata dall'amicizia di cinquant'anni di carriera insieme. Non vogliamo sapere i litigi, l'ambizione di Springsteen che calpesta qualunque cosa, il suo dispotico egoismo, i sentimenti feriti dei compagni di viaggio. Lo sappiamo già che queste cose sono successe, è ovvio che sia così. Ma quando siamo lì, magari stanchi o con l'animo a pezzi, vogliamo farci rimettere in sesto dai meccanici della E Street, vogliamo che tutto di quanto più puro e vivo c'è nel rock and roll sia da loro distillato e riversato su di noi, per poter tornare a casa e dire, "se questo è stato possibile, ogni cosa è possibile".

Nessun commento:

Posta un commento