A prescindere che io sia d'accordo o meno sul contenuto, non ho potuto fare a meno di ripensare ai miei maestri. Avrei voluto scrivere qualcosa di bello per ringraziarli, il maestro Silvio che riusciva a camminare all'indietro per le scale tornando da ginnastica e che quando arrivavano le vacanze ci dava come compito per casa di divertirci, la maestra Elena Z. che ci faceva inventare le storie per insegnarci a scrivere, la maestra Elena T. che ci faceva una paura incredibile ma in realtà è sempre stata buona con noi, e ci portava a cantare, suonare, a scoprire il Carso, la riserva marina e i licheni, la maestra Luciana che ci insegnava l'inglese e io facevo il saccente perché già da qualche anno andavo da mrs. Ursich, ma lei mi sopportava lo stesso.
Avrei voluto scrivere qualcosa di bello, ma non mi riesce.
Allora scrivo qualcosa che forse è germogliato da queste/o mie/o maestre/o e da questa vituperata e martoriata scuola, scrivo che l'altro giorno abbiamo stabilito che, tra la torre campanaria e il transetto del duomo di Utrecht,
Non so quali personaggi bizzarri si trovino in questo bar, e cosa si possa ordinare, certo non birra ma probabilmente mojito a volontà ed anche pisco sour, caipirinha e fernetcola. So che questo bar esiste per certo, e dovrei forse andarci più spesso, e magari incontrare lì i maestri, gli amici che ci sono ancora o non ci sono più, quelli che incontro ormai solo di tanto in tanto e tutte le persone che hanno voglia di credere a storie assurde e storie magiche, e che abbiano altrettanta voglia di inventarne di nuove e di raccontarle.
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