Ieri pomeriggio, preso da non so quale ispirazione, ho fatto la pasta del pane.

Nulla di eroico, in realtà: bastano farina, acqua, sale, lievito, zucchero e buona volontà. Specialmente l'ultima, magico ingrediente finora mancato. Giacché, in sé, preparare il pane è semplicissimo: mia nonna me l'ha ripetuto non so quante volte esortandomi a farlo da me.
Infatti non è facile trovare del pane buono, in Olanda, giacché qui si consuma prevalentemente pane in cassetta, e il poco pane "normale" che viene prodotto, oltre ad essere in genere alquanto costoso, è fortemente conteso nei supermercati e capita di restarne senza.
Sia come sia, ieri mi sono deciso e dopo aver lasciato riposare la pasta per tutta la notte, anche per vedere quanto avrebbe potuto lievitare, la risposta è non all'infinito, il volume al massimo raddoppia o poco più, questa mattina due pagnottelle sono state inserite nel nostro piccolo e acciaccato forno, certo non il mezzo ideale per produrre struzze da competizione, ma pur sempre meglio di niente.
Il risultato è immortalato qui a fianco (foto Dal Gesso ©). Per il momento abbiamo assaggiato solo una pagnotta, quella al rosmarino, mentre l'altra, liscia, sarà testata stasera o domattina. Il primo esperimento non è andato male: un po' troppo salato, e forse un po' acidulo, segno che insieme al lievito ci andrebbe un po' più di zucchero. Però mangiare pane caldo, croccante, e autoprodotto, compensa tutto.
I tulipani invece li hanno piantati Sara e Cima domenica scorsa, dopo che avevamo comprato i bulbi il giorno precedente al mercato dei fiori di Amsterdam. Tra l'altro, coerenti con la nostra tradizione familistica e rurale (credo si dica così in questi casi), anche per il nostro giardino abbiamo sfruttato le conoscenze millenarie tramandate da bocca di nonna a orecchio di nipote, e nella terra attorno ai bulbi abbiamo (hanno, per la verità, io ho dato solo l'idea) sepolto dei chiodi per far venire blu i tulipani.
Scopriremo solo tra qualche mese se l'opera floricultoria è andata a buon fine.
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