domenica 22 gennaio 2012

Solidale con Achille Pieveloce

Da settimane ormai sono impegnato a scrivere un articolo che spieghi il lavoro dei miei primi (quasi) due anni di dottorato.

Nella prima grezza versione che ho mostrato al mio capo subito dopo Natale la struttura dell'articolo era già delineata, ma ero consapevole che avrei dovuto rimpolpare la sezione dei risultati e mettere un po' più di impegno nello scrivere le conclusioni, che per il momento erano soltanto abbozzate giusto per elencare i punti che mi riproponevo di affrontare.

Incassato l'incoraggiamento del capo a continuare su questa strada, mi sono messo a lavorare alla seconda stesura della bozza, che tenesse conto delle indicazioni ricevute. Ed è a questo punto che ho sentito della simpatia, o forse della compassione (è bello millantare erudizione usando a sproposito termini italiani e giustificando riferendosi al significato antico, greco o latino che sia) per Achille Pieveloce nel suo interminabile inseguimento della tartaruga. Perché per quanto io scriva, rifletta, riscriva, corregga e aggiunga, non mi avvicino mai al momento di trarre le conclusioni. Da giorni ormai ho finito di modificare la sezione in cui spiego cosa fa il programma che ho usato per i miei conti. Da giorni sono dedito ad elencare i risultati che ho ottenuto e cercando di dare loro un senso che sia interessante abbastanza da giustificare la pubblicazione dell'articolo. Eppure, per quanto io scriva, non mi avvicino mai alla fine della sezione "Risultati" e all'inizio di quella "Conclusioni", come se ogni paragrafo che concludo anziché spingermi a piccoli passi verso avanti si frapponesse invece tra me e la fine.

Perciò, caro Achille, per una volta sono vicino al tuo dramma. E sebbene molti fisici, oggi, metterebbero Zenone a sedere a bordo di un'automobile lanciata a centottanta all'ora chiedendogli provocatoriamente, e con un sorriso sardonico, se sia proprio sicuro che il platano in fondo alla strada non sarà mai raggiunto, ciononostante Zenone sapeva quel che diceva, forse l'aveva imparato a sue spese scrivendo un papiro per qualche giornale scientifico dell'epoca.

5 commenti:

  1. Zenone et al., Perì Fuseos, 450 a.C. (ed.Elea)

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  2. oh beh ma tanto le conclusioni a cui tu giungerai saranno sempre diverse da quelle a cui giungerà chiunque altro =) =) =)

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  3. bello il mondo dell'astrofisica!!!
    da noi le conclusioni a cui si giungerà saranno inevitabilmente le stesse di quelle di un gruppo di cinesi che pubblicheranno prima :D

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  4. L'importante è lavorare a un campo che non interessa a nessuno, così l'unico che posso contraddire sono io stesso. E sono anche l'unico a saperlo.

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