martedì 25 gennaio 2011

Alla ricerca della bellezza.

Non sai che fare,

non sai dove andare,

miagoli nel buio.

Ti chiedi "Come mai?",

ti chiedi "Quasi quasi?"

"Dov'è la risposta?"

Dal Libro del profeta Quelo.


C'è grossa crisi, e questo mi pare abbastanza evidente.
Da giorni ormai non si fa altro che parlare delle disgustose abitudini sessuali di Berlusconi. Sebbene molte volte abbia pensato di scrivere qualcosa, per rielaborare la rabbia e la vergogna che mi hanno investito, alla fine ho sempre lasciato perdere. Penso tuttavia che nonostante lo sdegno, il disgusto, la vergogna, sia necessario continuare a parlare di questo. Purtroppo noi italiani abbiamo perso la facoltà (se mai l'abbiamo avuta) di scandalizzarci per un presidente mafioso, piduista, corruttore,
concussore, ed anche volgare, gretto, avido, infido, arrivista. Sembriamo non perdere mai, invece, il gusto del rimestare nel torbido e spiare dalla serratura ciò che fanno gli altri, risultato di un'educazione falsamente cattolica e genuinamente ipocrita.
Perciò, se l'unica maniera per liberarsi di lui è continuare a battere sul chiodo dei festini, perché è stato talmente idiota da portarsi in casa prostitute di tutte le età e nazioni, e da farsi ricattare da loro e dai suoi sedicenti amici, beh allora non bisogna mollare la presa. Magari ricordando anche, quando capita, tutte le ben peggiori lordure che ha commesso. Ma se veramente l'unica maniera per buttarlo fuori è questa, allora non si può andare tanto per il sottile.
Un vero giornalista non smette di fare una domanda fin quando non ottiene una risposta soddisfacente: anche se abbiamo la nausea di queste storie, di tutto ciò che rappresentano, di tutto ciò che possiamo solo immaginare sia successo perché possiamo star certi che conosciamo l'uno per cento di quello che è successo in questi anni, dobbiamo turarci il naso e tenere duro. La sua nuttata, stavolta, non ha da passare.
Contemporaneamente, però, per resistere a tutto questo, sento il bisogno di pensare, vedere, ascoltare qualcosa di bello. Penso che tutti ne abbiamo bisogno. Possiamo leggere ad alta voce in compagnia, declamare l'Orlando Furioso, uscire a fare una passeggiata, guardare il tramonto sul mare (per chi ce l'ha, tramonto sulla città per tutti gli altri), ascoltare la Turandot. Abbiamo bisogno di cento Benigni entusiasti che recitino Dante, di cento Paolini che raccontino il Vajont e gli Alpini nella neve, di mille altri artisti che raccontino, decantino, spieghino, abbiamo bisogno di vedere bei film e leggere bei libri.
O almeno, ne ho bisogno io.
Davvero l'altro giorno, leggendo le novità sul Ruby-gate (come l'hanno orrendamente battezzato) ho sentito proprio la necessità di bellezza, ed ho pensato che in fondo è accessibile, non è nascosta chissà dove.
Perciò ho pensato -oltre a raccontare quello che capita qui- di spendere del tempo a parlare di film, libri, musica, fotografie, che mi sono piaciute.
Per cominciare, mi viene in mente che oggi ho visto giocare Francesca Schiavone.
Ha perso contro una russa di cui in questo momento non mi viene il nome, e che dev'essere la numero 2 o 3 del mondo.
Ecco, sono anni che non vedo più il tennis perché stufo di questi colossi che si prendono a clavate da una parte all'altra del campo per ore senza un'emozione. Dopo il ritiro di Sampras (che pure non sopportavo, all'epoca, perché vinceva sempre, soffocando altri bravi giocatori ), sostanzialmente non c'è stato più nessuno il cui gioco, i cui colpi, mi piacessero. Energumeni e basta. O Federer, che non è energumeno ma non per questo è meno noioso.
Oggi ho visto giocare la Schiavone e per la prima volta dopo dieci anni ho visto qualcuno muoversi in campo con grazia, colpire la palla con più eleganza che forza. Un fascetto di ossicini e nervi che veniva a rete ogni volta che poteva, anche al suicidio, come i grandi di una volta.
Mi dispiace che abbia perso, ma allo stesso tempo non mi importa: mentre dall'altra parte del campo la russa prendeva a mazzate la pallina con chirurgica precisione, da questa parte la Schiavone rispondeva con un gioco che non è stato sufficiente a farle vincere la partita, e tuttavia era semplice ed efficace, al confronto quasi delicato.
Insomma, bello.

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