A Treviso l'aeroporto era bloccato per nebbia, e gli aerei non potevano atterrare. Perché l'aeroporto di una località come Treviso non sia dotato di dispositivi antinebbia, bisogna forse chiederlo al ministro Zaia. Sembrerebbe un po' come se una città come Londra andasse in panne a causa della pioggia, o se Venezia non potesse difendersi dall'alta marea (ops!).
Fatto sta che, siccome per fortuna viaggiavamo con Transavia che è di KLM, ci hanno portati all'aeroporto di Venezia con dei pullman e siamo partiti da lì. Se la nostra compagnia fosse stata Ryanair, saremmo dovuti andare a Trieste e la cosa mi avrebbe irritato irrimediabilmente (memore di quanto mi accadde quando dovevo andare ad Anversa a vedere Springsteen).
Il fatto è che siamo partiti con tre ore di ritardo, cioè a mezzanotte e mezza, e quindi siamo
arrivati ad Amsterdam dopo le 2. E quindi il primo treno disponibile per Utrecht era alle 3, e a quell'ora i treni vanno così veloci che rischi di finire in ospedale perché scendi in corsa convinto di essere fermo, come nella barzelletta della Ferrari e della 500.
Sicché, per farla breve, siamo arrivati a casa alle 4 del mattino.
L'indomani, che poi l'indomani non era, bensì lo stesso giorno qualche ora più tardi, andare a lavoro è stato abbastanza rognosetto. Ma poi, complici cinque caffè, alla fine si è portata a casa la giornata.
Utrecht, che era piacevolmente bianca prima di Natale, ora è nuovamente sciolta e uggiosa come si conviene al lungo inverno neerlandese. Che è freddo, ma non freddissimo né nevoso, perciò i seguaci dell'umidismo sguazzano felici nel loro clima ideale, mentre noialtri sacramentiamo con irriverenza.
E allora diventa inevitabile pensare con una certa malinconia alle luminose dolomiti altoatesine...
sigh.
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