Mi viene in mente quella scena della "Grande Guerra" in cui Gassmann si rifiuta di farsi umiliare oltre dall'ufficiale tedesco.
Gli operai che hanno votato no, mi ricordano questo.
C'è qualcuno che, alla fine, alza la testa. Chissà se servirà a qualcosa, o se continueremo ad accettare tutto come sempre, a sopportare ancora il puzzo del compromesso morale come disse Paolo Borsellino.
Ricopio questo articolo.
« Gli operai della Fiat sono ritornati al lavoro. Tradimento? Rinnegamento delle idealità rivoluzionarie? Gli operai della Fiat sono uomini in carne e ossa. Hanno resistito per un mese. Sapevano di lottare e resistere non solo per sé, non solo per la restante massa operaia torinese, ma per tutta la classe operaia italiana. Hanno resistito per un mese. Erano estenuati fisicamente perché da molte settimane e da molti mesi i loro salari erano ridotti e non erano più sufficienti al sostentamento familiare, eppure hanno resistito per un mese. Erano completamente isolati dalla nazione, immersi in un ambiente generale di stanchezza, di indifferenza, di ostilità, eppure hanno resistito per un mese. [...] Sapevano di non poter sperare aiuto alcuno dal di fuori: sapevano che ormai alla classe operaia italiana erano stati recisi i tendini, sapevano di essere condannati alla sconfitta, eppure hanno resistito per un mese. [...]
Hanno fatto quanto è dato fare a uomini di carne ed ossa; togliamoci il cappello dinanzi alla loro umiliazione, perché anche in essa è qualcosa di grande che si impone ai sinceri e agli onesti. »
Parole di Antonio Gramsci, 90 anni fa. O ieri?
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