sabato 13 ottobre 2012

Cairns

Cairns è una di quelle località che esistono solo per i turisti, un po' come una Lignano con l'innegabile vantaggio di trovarsi nel mezzo della foresta tropicale di mangrovie, come nei romanzi di Salgari, e vicino alla Grande Barriera Corallina anziché a Lignano. Però, per dire, a Lignano puoi fare il bagno senza essere divorato da un coccodrillo d'acqua salata, come invece succederebbe a Cairns. Dove la famosa Cairns Lagoon, che compare in ogni foto pubblicitaria della città con orde di bagnanti che si rosolano al sole, altro non è che una piscina d'acqua salata nel mezzo dell'Esplanade, la passeggiata sul lungomare.
Gli abitanti di Cairns non esistono. Nemmeno i gestori degli alberghi e delle innumerevoli attività turistiche sono di Cairns, o forse lo sono ma non lo ammettono. Il fatto è che in un Paese dispersivo come l'Australia le città non seguono l'ordine logico a cui siamo in qualche modo abituati in Europa, perciò è perfettamente plausibile che la Cairns dove abitano gli abitanti di Cairns sia a quaranta chilometri dalla Cairns dove vanno a finire i turisti (e sono certo che i Veneziani adorerebbero una soluzione del genere). Dico questo perché ho visto una sede scout, o meglio uno scout shop a forma di cappellone, dal quale deduco che, per rendere il business sostenibile, degli scout devono risiedere nei pressi, dove l'espressione nei pressi è da intendersi nel senso australiano del termine e quindi a una distanza non superiore ai cento chilometri.
Ciò che la città non ha da offrire in termini di storia o bellezze architettoniche viene restituito però con le attrazioni naturali. Non ho potuto approfittarne veramente, visto che sono andato a finire lì per una conferenza, però non è mancata la gita alla Grande Barriera Corallina e per quanto l'Australia non abbia mai risvegliato in me grosso entusiasmo, né prima né dopo né durante la mia permanenza, ammetto senza esitazioni che quella è stata proprio un'esperienza eccezionale, ed oggi è uno dei ricordi più belli che mi restano di questo viaggio insieme ai quotidiani incontri coi canguri di Mount Stromlo. Dovendo per forza trovare il pelo nell'uovo, dico che c'erano tante di quelle persone che purtroppo i pesci non erano abbondanti come sognavo. Ma forse i miei sogni basati su "Alla ricerca di Nemo" erano comunque sovrastimati, chi lo sa. Rimane il fatto che nella tiepida acqua invernale, sui ventisei gradi, mi sono immerso con pinne e maschera insieme al Prins, vecchia conoscenza dell'Osservatorio Astronomico di Trieste, e per tre ore (con una breve pausa per pranzo) ci siamo lasciati trasportare tra le valli corralline, inseguendo qualche pesce abnorme o assurdamente colorato ed anche una placida tartaruga marina.


 

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