Quando uno mi chiede qual è la prima cosa che mi viene in mente alla parola Australia, io penso a un canguro. Qualcun altro forse direbbe il koala. Ma insomma, secondo me a un Europeo cui venga chiesto di pensare all'Australia sono queste cose qua che gli passano per la testa.
Se però si chiede di pensare a una città, anche senza saperlo, anche senza esserci mai stati, anche senza avere la minima idea, pensiamo tutti a Sydney.
Sydney, come Melbourne, è sterminata. E' anche più popolosa. Ma il profilo della città, con quei grattacieli che svettano uno a fianco all'altro, facendo a gara a chi gratta più in alto, quello delinea il centro in maniera inconfondibile, e per quanto si possa viaggiare un'ora in qualunque direzione ed essere ancora a Sydney, quando si dice Sydney si pensa a quel posto lì. Al porto, che pur essendo modernissimo conserva ancora qualcosa del suo spirito antico, dei primi bifolchi arrivati lì su velieri martoriati da mesi di navigazione.
Sydney forse ricorda New York a chi è stato a New York. Ci sono i grattacieli, il traffico convulso, e i parchi che formano assurde isole di quiete silenziosa in mezzo al caos. Amano imitare le città famose, si direbbe. I palazzi di Manhattan, il centro commerciale Piccadilly, una torre Eiffel, un Central Park, cose così.
E poi c'è l'Opera House, con quel suo fascino screziato impossibile da definire. Quella sì unica davvero.
Gli abitanti di Sydney sono indaffarati, sempre di fretta, sempre sicuri di sé. Per questo a Melbourne non li possono vedere: troppo convinti, troppo superficiali, troppo edonisti, mentre a Melborune hanno velleità di essere artisti, spiriti sensibili, dunque nobili. Non so se sia vero, ma questo è quello che mi è stato riferito. Di certo a Sydney è pieno di turisti, mi è parso molto più che a Melbourne, ma forse erano solo più concentrati. O forse essendo un turista io stesso, ci sono capitato in mezzo. Fatto sta che Sydney mi ha dato l'impressione di non essere mai a riposo, mentre Melbourne un po' sì.
Per questo, da turista promuovo Sydney a pieni voti per le innumerevoli possibilità che offre, ma non ci potrei mai vivere senza avere dopo tre settimane l'irrefrenabile desiderio di sterminare tutti quanti.
Forse gli abitanti di Firenze o Venezia si sentono allo stesso modo tutti i giorni.
Se però si chiede di pensare a una città, anche senza saperlo, anche senza esserci mai stati, anche senza avere la minima idea, pensiamo tutti a Sydney.
Sydney, come Melbourne, è sterminata. E' anche più popolosa. Ma il profilo della città, con quei grattacieli che svettano uno a fianco all'altro, facendo a gara a chi gratta più in alto, quello delinea il centro in maniera inconfondibile, e per quanto si possa viaggiare un'ora in qualunque direzione ed essere ancora a Sydney, quando si dice Sydney si pensa a quel posto lì. Al porto, che pur essendo modernissimo conserva ancora qualcosa del suo spirito antico, dei primi bifolchi arrivati lì su velieri martoriati da mesi di navigazione.
Sydney forse ricorda New York a chi è stato a New York. Ci sono i grattacieli, il traffico convulso, e i parchi che formano assurde isole di quiete silenziosa in mezzo al caos. Amano imitare le città famose, si direbbe. I palazzi di Manhattan, il centro commerciale Piccadilly, una torre Eiffel, un Central Park, cose così.
E poi c'è l'Opera House, con quel suo fascino screziato impossibile da definire. Quella sì unica davvero.
Gli abitanti di Sydney sono indaffarati, sempre di fretta, sempre sicuri di sé. Per questo a Melbourne non li possono vedere: troppo convinti, troppo superficiali, troppo edonisti, mentre a Melborune hanno velleità di essere artisti, spiriti sensibili, dunque nobili. Non so se sia vero, ma questo è quello che mi è stato riferito. Di certo a Sydney è pieno di turisti, mi è parso molto più che a Melbourne, ma forse erano solo più concentrati. O forse essendo un turista io stesso, ci sono capitato in mezzo. Fatto sta che Sydney mi ha dato l'impressione di non essere mai a riposo, mentre Melbourne un po' sì.
Per questo, da turista promuovo Sydney a pieni voti per le innumerevoli possibilità che offre, ma non ci potrei mai vivere senza avere dopo tre settimane l'irrefrenabile desiderio di sterminare tutti quanti.
Forse gli abitanti di Firenze o Venezia si sentono allo stesso modo tutti i giorni.
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