18 maggio 2010
Bersani disse: "Berlusconi governa come se avesse messo le mani su un maiale fatto tutto di prosciutti. Ma con la manovra il premier dovrà riconoscere che non è cosìdi Rodolfo Brancoli
Sacrifici e austerità sono parole e concetti estranei alla filosofia politica ed economica del berlusconismo. Infatti il premier si è guardato bene dal menzionarli, almeno per ora, mentre si viene approntando una manovra da 25/20 miliardi di euro in due anni. Invece nell’immaginario collettivo della Seconda Repubblica è la sinistra tutta a identificarsi con i sacrifici. Una sinistra che, quando riesce ad arrivare al governo, i sacrifici li imporrebbe con gioia per puro sadismo, per puro masochismo pagandone prontamente il prezzo in termini di consenso e popolarità, e appena possibile in termini elettorali. Berlusconi no, è di un’altra pasta, sa bene come coltivare consenso e popolarità. Infatti, niente sacrifici nella legislatura 2001-2006, e in quella in corso finché ha potuto ha negato l’evidenza.
Governa – come disse Bersani, citando la nonna, in un comizio nel 2006 – come se avesse messo le mani su “un maiale fatto tutto di prosciutti”. Che naturalmente non esiste. Al suo posto c’è però la spesa pubblica. E infatti in quella legislatura piena di governo della destra, malgrado una congiuntura internazionale favorevole, il tandem Berlusconi-Tremonti (non l’attuale, rigorista e rispettoso dell’Europa, ma il fratello gemello lassista e antieuropeo che occupava la stessa scrivania), fece sballare i conti pubblici annullando i progressi realizzati dai governi di sinistra nella legislatura precedente. Al punto che nella primavera del 2005 l’Unione europea avviò nei confronti dell’Italia la procedura di infrazione per deficit eccessivo, e il tandem delle meraviglie dovette sottoscrivere in sede europea l’impegno a riportare il deficit italiano stabilmente sotto il 3 per cento del Pil entro il 2007.
Il processo di risanamento si era interrotto, e quando il governo dell’Unione si insediò a Palazzo Chigi il lascito di cinque anni di governo della destra era questo: l’avanzo primario, vale a dire il saldo fra entrate e uscite al netto del servizio del debito, che aveva raggiunto valori superiori al 5 per cento del Pil, si era praticamente azzerato; l’indebitamento netto del paese era progressivamente cresciuto al di sopra del vincolo europeo già dal 2003 per attestarsi al 4,2 per cento nel 2006; e il rapporto fra debito e Pil aveva ripreso a crescere nello stesso anno, invertendo la favorevole tendenza iniziata nel 1996 e provocando un forte allarme sui mercati internazionali.
Al momento dell’insediamento si scoprì anche che il precedente governo della destra aveva lasciato Anas e Ferrovie completamente a secco, un buco di 6 miliardi, e che vari capitoli di spesa in settori cruciali erano sottofinanziati. Per cui venne fatta la scelta, in buona misura obbligata, di una manovra correttiva a giugno e poi di una Finanziaria “monstre” che il governo dell’Unione pagò pesantemente in termini di consenso e di popolarità. Ma che centrò alla grande tutti i suoi obiettivi, come certificò il Sole 24 Ore il 25 gennaio dopo che Prodi e il suo governo erano stati mandati a casa (dalla sua stessa maggioranza). Il rapporto deficit-Pil era sceso al 2 per cento, l’avanzo primario era salito al 2,9 e il rapporto debito-Pil era sceso al 104 per cento. Solo che chi ne trasse vantaggio fu Berlusconi, e non solo elettoralmente. Grazie a quei risultati, la procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata contro il suo governo nel 2005 venne revocata dall’Ue proprio mentre tornava a Palazzo Chigi.
Infatti riprese a spendere subito, un po’ di miliardi per aiutare i “patrioti” a impadronirsi di Alitalia, un po’ di miliardi per togliere anche agli abbienti l’Ici sulla prima casa (per i proprietari meno abbienti ci aveva già pensato il governo Prodi). E grazie a quei risultati l’attuale governo ha potuto affrontare la crisi con basi di finanza pubblica meno precarie, riuscendo a contenere l’aumento del deficit e allontanando un po’ la partenza per la Grecia. Finché la crisi, quella crisi inventata dalla stampa “antipatriottica”, a lungo negata e comunque data per già finita tanto che non c’era bisogno di alcuna manovra correttiva perché “stiamo meglio degli altri paesi”, ha presentato il conto.
E per la prima volta da quando governa, ora è la destra a dover prendere misure impopolari, e non più la sinistra. Che nelle due volte in cui si è trovata a governare ha dovuto farsi carico prioritariamente del risanamento dei conti pubblici, pagando i prezzi politici che sappiamo, aggravati dalla stupidità di quella parte del suo ceto politico incapace di rivendicare il merito di aver salvato i conti dell’Azienda Italia mentre la destra se ne fotteva allegramente.
Perciò, un attimo prima di piangere per i sacrifici in arrivo, concediamoci un sorriso, quando alla fine in qualche modo Berlusconi dovrà metterci la faccia e riconoscere che il maiale tutto prosciutti non esiste, che il suo surrogato si è dileguato e, implicitamente, che il “sadismo” non è appannaggio di una parte sola se non si vuole mandare all’aria definitivamente questo sfortunato paese.
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