Sono tornato dal NAC, una conferenza di astrofisici neerlandesi e belgi, durata tre giorni. In questi tre giorni ci sono stati una quarantina di lectures di dottorandi, postdoc, e ricercatori di vario livello ed esperienza che hanno riguardato lo stato delle loro attività di ricerca. C'erano poi una cinquantina di poster, tra cui il mio, che hanno esattamente lo stesso scopo: presentare in estrema sintesi il lavoro fatto (o quello programmato per il futuro, come nel mio caso).
Molte delle discussioni erano in effetti di una noia travolgente, ma nel complesso è stata una buona esperienza. Non credo di aver imparato niente di veramente speciale, però è stato interessante vedere cosa fanno le altre persone. E' stato anche interessante confrontare le diverse presentazioni e riconoscere quali erano state più efficaci e quali meno, indipendentemente dall'argomento trattato.
Questo mi ha fatto riflettere molto sulla necessità di comunicare la scienza, e non far rimanere la ricerca un'attività settaria per una casta di stregoni. Non è detto che ci sia gente disposta ad ascoltare, e di sicuro non esiste gente che potrà mai notare un miglioramento nella sua vita per il fatto che degli astrofisici hanno ottenuto determinati risultati o spiegato alcuni misteri del cosmo. Tuttavia, comunicare rimane un'attività fondamentale, e di profonda difficoltà. A una conferenza del genere ci si rende conto una volta di più di come, nonostante gli anni passati a studiare, se qualcuno ci parla di un argomento che non è il nostro siamo paragonabili a bambini di 4 anni. Perciò trasmettere un messaggio è difficile anche davanti a una platea "istruita", e a volte lo è persino di più che non davanti a un pubblico di gente comune.
Un altro aspetto piacevole di questa conferenza è stata la possibilità di conoscere altre persone, e durante i pasti e alla sera c'è stata occasione di fare conversazioni molto interessanti con altri ragazzi greci e olandesi, confrontare esperienze e cose del genere. E' incredibile quante somiglianze ci siano tra gli Italiani e i Greci. Vedere come l'idea che ogni popolo ha di se stesso e degli altri popoli corrisponde o no alla realtà.
O forse non lo è.
Di certo è divertente constatare come alcuni vizi siano tipicamente mediterranei, e anche confortante sapere che negli organizzatissimi Paesi Bassi i treni si bloccano per neve, o per pioggia, o per foglie sui binari, e ci sono altri normalissimi contrattempi. Meno male!
A proposito di comunicazione scientifica. L'altro giorno ho ascoltato un interessante programma della serie In our time su BBC RAdio 4, intitolato The cool universe, in cui venivano spiegate in modo chiaro e comprensibile cose analoghe a quelle di cui si parla nella tua tesi, sulle nuvole interstellari fatte di polvere e di gas, che si potuto cominciare a conoscere e studiare grazie ai telescopi che leggono le radiazioni infrarosse.
RispondiEliminaEcco una sintesi della conversazione dei tre astrofisici che erano presenti, pubblicata sul sito del programma:
The Cool Universe is the name astronomers give to the matter between the stars.
These great clouds of dust and gas are not hot enough to be detected by optical telescopes.
But over the last few decades, they have increasingly become the focus of infrared telescopy.
Astronomers had long encountered dark, apparently starless patches in the night sky.
When they discovered that these were actually areas obscured by dust, they found a way to see through these vexing barriers, using infrared telescopes, to the light beyond.
However, more recently, the dust itself has become a source of fascination.
The picture now being revealed by infrared astronomy is of a universe that is dynamic.
In this dynamic universe, matter is recycled - and so the dust and gas of the Cool Universe play a vital role.
They are the material from which the stars are created, and into which they finally disintegrate, enriching the reservoir of cool matter from which new stars will eventually be formed.
As a result of the new research, we are now beginning to see first-hand the way our planet was formed when the solar system was born.
With:
Carolin Crawford
Member of the Institute of Astronomy, and Fellow of Emmanuel College, at the University of Cambridge
Paul Murdin
Visiting Professor of Astronomy at Liverpool John Moores University's Astronomy Research Institute
Michael Rowan-Robinson
Professor of Astrophysics at Imperial College, London
dopo che si è polvere e dei gas interstellari argomenti
Bello!
RispondiEliminaBeati loro che hanno questi programmi!
Leggendo questi tuoi commenti sulla difficoltà di comunicare i risultati scientifici, ho pensato che questo è un tuo chiodo fisso fin dai tempi del Liceo. All'esame di maturità hai dichiarato che volevi fare il master in comunicazione scientifica alla SISSA dopo laureato. Forse la gente non penserà , come tu dici, che conoscere i progressi in campo astrofisico può cambiarle la vita. Ma c'è un sacco di gente che è affascinata dai misteri dell'universo e vorrebbe saperne di più, se qualcuno fosse in grado di spiegarglielo.
RispondiEliminaPerché la Hack è un personaggio così popolare e la intervistano sempre quando c'è qualche novità nel campo della scienza? Perché è una scienziata donna, perché parla con quel bell'accento toscano, perché è una gattara, perché è impegnata in politica, ma anche perché sa spiegare gli argomenti della scienza in un modo che tutti sono in grado di capire. E' una cosa apprezzata da molta più gente di quello che non si pensi e non è affatto in contrasto con la ricerca pura.
Secondo me, se non avesse l'accento toscano non le darebbe bada nessuno!
RispondiEliminaTra l'altro, anche io ho pensato che inizialmente sono andato a fare fisica per poi fare divulgazione. In effetti, mi domando com'è che non me ne sono ricordato prima. Ad esempio quando ho deciso di fare il dottorato. Mah...
Ma le due cose non sono in contrasto. Il mio maestro era l'incarnazione vivente dell'unione delle due strade.
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