giovedì 27 maggio 2010

L'arca di Nijs

Quando sono arrivato, a marzo, la strada per andare all'università era deserta.
Il primo ad arrivare è stato l'airone Gastone, e ci incontravamo due volte al giorno, di solito alla prima curva oltre il ponticello, altrimenti più avanti alla fine del primo prato.
Poi Gastone è scomparso, forse sfrattato da una coppia di cigni che raramente mi ha degnato di uno sguardo. In uno dei prati invece è comparsa Beatrice, la regina delle pecore. Una pecorona placida, che se ne stava là sola soletta, con tutto un prato a sua disposizione dove pascolare.
E nonostante tutto un prato a disposizione dove pascolare, lei si sistemava regale vicino al cancello, con il muso rivolto ai passanti. Qualche settimana più tardi sono venute a farle compagnia altre pecore, e anche Beatrice se n'è andata dal cancello. Forse adesso che ha dei sudditi non ha più tempo per amministrare il passaggio sulla strada.
Di recente, nel prato di fronte alle pecore sono arrivate le mucche. Delle enormi vaccone a chiazze bianche e nere, molto meno amichevoli delle mucche tirolesi e altoatesine, che seppure si siano divertite a rincorrermi un paio di volte anni fa, penso che rimarrebbero turbate nello scoprire che esistono delle loro cugine giganti laggiù al nord. O forse criticherebbero l'industria degli steroidi, come fanno gli umani quando qualche pugile viene trovato col sangue denso come il ketchup.
Un po' prima delle mucche giganti erano arrivati sei cavalli, tre da un lato e tre dall'altro della strada. Uno di loro doveva essere nato da poco, tanto era piccolo, e non faceva un passo senza la mamma al fianco.
In mezzo a questa babele di razze e specie, passo io ogni mattina e ogni sera, e come me un sacco di altri ciclisti ciascuno con la sua destinazione. E la suddetta babele, al nostro passaggio, non si scompone nemmeno un po'.

1 commento:

  1. ma che bello! E' proprio un paese accogliente per tutti i viventi.
    Zmat

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