mercoledì 31 marzo 2010

Dopo un mese

Ormai sono da un mese in Olanda.

Il 26 marzo, ho "festeggiato" il primo mese effettivo quassù, mentre adesso è anche trascorso il primo mese di lavoro. Potrei tirare un po' di somme, ma non è facile.
Beh, diciamo che un po' ho iniziato ad ambientarmi.

Ho scoperto quali negozi, nelle vicinanze, vendono alimentari commestibili e quali invece no.
Ho scoperto che il pane dei turchi è eccezionale, mentre quello degli Olandesi non lo è, e ammuffisce rapidamente. Ho imparato a fare i sughi per la pasta con quasi ogni vegetale, e il segreto di tutto, molto spesso, è la cipolla. Un soffritto di cipolla fa passare tutte le paure.

So dov'è la mensa all'università (una delle mense, per lo meno), so dov'è il bagno, so che il caffè della macchinetta è imbevibile, e il fatto che sia gratis non lo rende migliore. Per renderlo migliore un metodo è quello di allungarlo con il lattecacao. Per farlo serve però una tazza grande, altrimenti esce fuori, ed è per questo che ho comprato un'apposita tazzona. E comunque, sono passato con decisione al the. Non è la stessa cosa, ma credo che il mio stomaco sia grato di questo.

Ho ricevuto la prima paga, e sebbene non possa dire di essermela sudata fa comunque un certo effetto. Anche perché questo mese avevo anche il rimborso spese per essermi spostato in Olanda, che sono un sacco di soldi, 670€. Mancava che mi scrivessero «Scusaci per il disturbo!». O forse, darmi 670€ è il modo olandese per dire "scusaci per il disturbo", chi lo sa.

Ho stipulato un'assicurazione sanitaria, che si prende ogni mese circa 90€ del mio stipendio.

Ho chiacchierato con i miei coinquilini, e con quella cinese ho cucinato insieme (rischiando di soffocare per colpa delle sue spezie) e persino lavato i piatti. Poi chiaramente ognuno ha cenato da solo nella sua stanza, ma non si può chiedere la luna.

Sono uscito a cena con le mie colleghe di ufficio, e ho insegnato loro a dire "coccolo" e "ailo!"
Su loro richiesta, tra l'altro.
Ho scoperto che so l'inglese molto peggio di quanto credevo, perché quando devo parlare non mi vengono mai le parole e sembro un deficiente. E quando mi parlano, devo sempre farmi ripetere le cose due volte (almeno) perché o non sento, o non capisco. O entrambe le cose.
In effetti, penso che mi soprannomineranno "Replay", o qualcosa del genere.

Ho piantato dei bulbi in un vaso, e ora aspetto di vedere se ho il pollice verde oppure no.

Ho raccolto tutti i barattoli di plastica dello yogurt che mangio, e dopo averli usati come portapenne, porta oggetti, porta qualunquecosasiainfilabilelìdentro, adesso non so più come utilizzarli. Mi piacerebbe metterci della terra e un fiore in ognuno, e appenderli per la stanza, ma non so se è bene tenersi in camera da letto dei generatori notturni di anidride carbonica. Anche i succitati bulbi, in effetti, mi preoccupano un po'.

Ho imparato che l'essenza delle persone viene fuori nei momenti di difficoltà. Nelle difficoltà, c'è chi sa ancora pensare agli altri e c'è chi pensa per se stesso. C'è chi prova a fare del bene e c'è chi, non potendo averlo per sé, cerca di danneggiare gli altri.
Lo sapevo già, ma un conto è saperlo, un altro è impararlo.

Ho imparato che tutte le volte che mi isolavo, a casa o in montagna, in realtà non ero veramente solo. Mentre vivendo distante, anche se solo per un mese, a volte ci si può sentire davvero soli. Ho imparato che a volte viviamo vicino alle persone ma siamo lontani, e altre volte viviamo lontani e per essere vicini ci inventiamo ogni trucco possibile, e speriamo che funzioni.
Ho imparato che una camera con un poster di Bruce Springsteen è meglio.
Ho imparato che l'Italia è proprio un bel posto, e per capirlo dovevo vivere del tempo all'estero. Ho imparato anche che il Paradiso può diventare l'Inferno, se le chiavi della porta le tiene il San Pietro sbagliato.

Ho imparato ad andare in bicicletta senza mani anche in curva, se non c'è gente e se la curva non è stretta. Ho imparato a passarmi lo zaino dalla schiena a davanti, e inverso, senza smettere di pedalare, così posso tirare fuori il berretto se la sera fa freddo. Posso anche soffiarmi il naso pedalando. Tutte cose che un vero Olandese non farebbe mai, perché gli Olandesi vanno in bicicletta senza berretto e tirano su con il naso. Ma di questo parlerò più dettagliatamente quando scriverò un approfondito post sulla bicicletta in Olanda.

Non so se è molto, ma è questo che ho imparato.

5 commenti:

  1. Se in un mese solo hai imparato tutto questo, forse non serve che tu resti là quattro anni.

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  2. E' vero! Chissà fra 4 anni quali saranno le tue impressioni! :D

    A proposito, con i vasetti potresti costruire qualche ingombrante installazione artistica ed esporla tipo nel corridoio del vostro appartamento per vedere cosa ne pensano i tuoi coinquilini. Magari ne rimarrebbero colpiti. :P

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  3. Io vorrei più foto, così anche il blog diventa più artistico.
    Ti manderemo della cioccolata, ne hai bisogno, -C.

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  4. Mamma mamma guarda, senza mani!! Mamma mamma guarda, senza piedi! Mamma mamma guarda, SENZA DENTI!!

    Un saluto premuroso dalla mamma del gruppo ;-)
    E' stato bello averti qui, e vederti con ancora tutti i denti in bocca...

    Ti saluta anche CapoIndiano Guanciotte Rosse

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  5. Chissà come mai, tutte le mamme la pensano allo stesso modo...

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