giovedì 11 marzo 2010

A proposito della perplessione

Vorrei chiarire alcune cose a proposito del post di ieri, che forse è stato preso un po' troppo sul serio.

Gli articoli molto spesso non sono chiari, perché gli autori danno per scontato che chi legge è al corrente dell'argomento, e perciò non ritengono necessario dilungarsi in spiegazioni. Chi scrive l'articolo pertanto suole dire
«Abbiamo affrontato il problema sollevato nell'articolo XXX 95 e ripreso da XXY 98. I risultati ottenuti sono diversi da quelli di cui parla XYZ 03, ma c'è da dire che abbiamo usato la tecnica ipotizzata da YKJ 01, ma mai sviluppata prima d'ora. Il nostro lavoro è dunque strutturato in due parti: nella prima abbiamo sviluppato la tecnica YKJ 01 con l'ausilio anche dei risultati di KKH 06, mentre nella seconda abbiamo utilizzato questa tecnica per risolvere il problema. E' la prima volta che un procedimento del genere viene utilizzato. I nostri risultati sono in apparente contrasti con quanto riportato in XYZ 03, ma ciò è probabilmente dovuto a un errore intrinseco nel metodo usato in quell'articolo, come sostenuto anche da KKK 05. I nostri risultati permetterebbero inoltre di spiegare anche le apparenti incongruenze dei dati riportati in JJJ07, ed è in perfetto accordo con la Teoria Generale Del Mondo, di Dio, degli Uomini, La Vita, l'Universo e Tutto Il Resto.»

Una giovane speranza dell'astrofisica moderna che si trovi a dover imparare qualcosa prima di cominciare a lavorare, è possibile che sia leggermente disorientato da un discorso del genere.
Speranzoso andrà a cercare nel database su internet (che grazie a dio esiste ed è gratuito e costantemente aggiornato) gli 8 articoli citati nel primo paragrafo dell'articolo di 80 pagine che sta leggendo. Egli, ignaro, pensa: "è inutile che io vada avanti senza capire, mi leggo velocemente questi articoli e poi proseguirò!"

Cominciando dal primo articolo citato, XXX 95, egli scopre immediatamente che l'effetto matrioska continua: nelle prime trenta righe di XXX 95 troverà la citazione di altri dieci articoli diversi, e a questo punto si pone un evidente problema di crescita esponenziale del materiale da studiare.

Oltre a questo, poi, c'è l'ovvio problema di capire effettivamente i ragionamenti e gli argomenti spiegati in ciascun articolo, che spesso non sono semplici...

Apprezzate ora, pertanto, l'ironia insita in quel velocemente adagiato qualche riga più in su.

Ora il punto è: cos'è giusto fare, quando si scrive un articolo?
Lasciare al lettore il compito di colmare le sue lacune, oppure riassumere brevemente i concetti indispensabili in modo che anche un inesperto PhD-student possa capirci qualche cosa?
Molto spesso, "riassumere brevemente" significherebbe dover allungare il proprio articolo di un milione di pagine.
Molto spesso, "riassumendo brevemente" ci si trova davanti al dilemma: «Lo dico in breve, e corro il rischio di essere impreciso e che 300 sapientoni mi saltino alla gola per dirmi che non ho capito niente, o lo spiego bene, ma allora non è più in breve (e non è nemmeno farina del mio sacco)?».
Per questo gli autori di solito (nel 99% dei casi) lasciano che il giovane PhD student (o anche studente in tesi, o quel che è) si massacri leggendo quarantamila articoli, che alla fin fine è un problema suo, e si limitano a sciorinare referenze in maniera molto simile a quanto ho scritto.
Sono davvero molto pochi gli autori che hanno il dono di saper spiegare in maniera semplice e sintetica le nozioni fondamentali per capire lo sviluppo originale dell'articolo.

Per dire tutto questo in maniera simpatica, ho scritto quella cosa del "Qui facciamo cose tostissime!": se uno legge solo un articolo, e non va a vedersi tutte le referenze, alla fine capita che spesso l'unica idea che gli rimane in testa e che pensa di aver capito è "Wow questi qui hanno 50000 articoli di referenza, hanno fatto un lavoro bestiale, hanno sviluppato quella tecnica, hanno risolto quel problema... sono dei GENII!!"

Capita spesso però che leggendo un qualunque articolo scientifico senza farsi intimorire dall'altisonante numero di articoli citati si riesca comunque a capire qualcosa. Anche più di qualcosa. Insomma, ci si riesce a fare un'idea piuttosto chiara di cosa è stato fatto, e come.
Solo ci vuole esperienza, e grande concentrazione. E poco timore reverenziale. E spirito critico.
Insomma, bisogna imparare un'arte: quella di leggere articoli e capirci qualcosa. E leggere una riga sì e tre no, anche se sembra strano, non è una strategia da escludere!

1 commento:

  1. io in 2 mesi e poco piu di dottorato ho già una cartella di mezzo GB di articoli :)

    più due cassetti pieni di articoli stampati da leggere che si accumulano: li leggerò subito, MA CERTO!
    credo equivalga ad una mezza foresta amazzonica. E' il senso di colpa che mi spinge a leggerli! :)

    poi non so te ma io mi faccio delle cartelle sul materiale che scarico al momento, la metto nel desktop (perchè voglio leggerli subito quegli articoli!.... MA CERTO!) e la intitolo "Nuovi".
    Errore: nome già esistente!
    Allora la rinomino: Nuovi 120310.

    Ho già riempito il desktop di Nuovi! :D
    E poi quando cerchi il Cooper et al. Nature 2006 ovviamente è l'unico che non hai mai scaricato perchè ti pareva una cagata.... :D

    E' dura la vita del PhD student! :)

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