mercoledì 24 marzo 2010

Lezioni di Olandese

Mia zia Elena e mio zio Alessandro mi hanno regalato, prima che partissi, un corso di Olandese con il metodo di apprendimento "Assimil".

Questo metodo si basa su un principio fondamentale: se siamo stati capaci di imparare a parlare una lingua soltanto ascoltando delle persone che ci ripetevano ottocento volte al giorno "pappa" "pappa" "pappa" "pappa", è probabile che con un piccolo sforzo possiamo imparare allo stesso modo qualunque altra lingua.

Perciò, con quattro CD e un libriccino, ecco qui che posso cimentarmi con il musicale Olandese.

Ascoltando mille volte la stessa traccia audio, in cui degli attori dalla dizione meravigliosa leggono delle frasi molto semplici da ripetere ad alta voce come ebeti, prima o poi la lingua entra nella testa: prima si impara a distinguere i suoni, poi la costruzione della frase, e poi qualche vocabolo. Credo che sia un buon metodo, anche se per il momento faccio un po' di fatica. Ma niente paura: a pagina 13 del libriccino invitano a non scoraggiarsi all'inizio, ma anzi a riascoltare numerose volte le prime lezioni che, superata la diffidenza iniziale, le cose si semplificheranno. Forse.


L'Olandese è in pratica il modo in cui uno scozzese uscito la sera da un pub parlerebbe il Tedesco. Per imparare a riprodurre i suoni, un buon allenamento è quello di premere il mento contro il petto e parlare. Col passare del tempo e con l'esercizio, si dovrebbe alla fine essere in grado di imitare la parlata olandese.


Comunque sia, veniamo al corso che mi è stato regalato.

La prima lezione si intitola "Bent u ziek?", che significa "E' malato?"

Un uomo e una donna si incontrano per strada, e l'uomo spiega che si sua moglie è malata, sua figlia è malata, suo figlio è malato e sua suocera... (fulminante battuta finale) è a casa con loro.

La seconda lezione si svolge all'ufficio delle tasse. Un uomo parla con l'impiegato e gli rivela di non avere né una casa, né un appartamento, né un veicolo, e nemmanco un salario, giacché non ha un lavoro. L'impiegato, evidentemente turbato, chiede infine «Ma allora si può sapere che cos'ha?» (Wat heeft u dan?) e la risposta, implacabile, è «Ho una moglie, sei figli, e debiti».

La terza lezione si intitola "Geen gluck", che vuol dire "Nessuna fortuna".

La quarta s'intitola "Een arme man", che significa un uomo povero, e parla di un tipo che non va mai al ristorante perché costa troppo, non va mai al bar perché c'è troppo rumore, non va mai al cinema perché non ci sono film interessanti, non legge giornali né riviste né libri, non guarda la televisione e passa tutto il tempo ad aiutare la moglie (seee...)

Più avanti non so, perché sono arrivato solo alla quarta lezione.

Il messaggio che si ricava da tutto questo è molto interessante: qualcosa di simile a lasciate ogni speranza o voi ch'entrate (in Olanda), o più semplicemente preparati che all'inizio in Olanda sarà dura!

In effetti credo che le lezioni successive presentino situazioni "normali", non necessariamente di cupa miseria. Ciò fa inevitabilmente ben sperare per il futuro!

3 commenti:

  1. Da Wikipedia si viene a sapere che il metodo Assimil è francese. Cosa vogliamo pretendere. Spiegano che comincia a diventare interessante e a dare frutti apprezzabili dopo la cinquantesima lezione. Meno male che è gratuito. Comunque devo ancora sentire di un paese con un sistema e una lingua in cui all'inizio non sia dura. A parte l'Italia ovviamente, dove chi arriva, da qualunque area desolata del pianeta provenga, si sente subito come a casa.

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  2. Ma sei sicuro che le prime lezioni non siano un tentativo di fare... umorismo all'olandese?
    Medita ed indaga.

    Cate

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  3. Pessimismo e fastidio queste lezioni, eh? Poveri, malati, oberati di tasse e di suocere... mamma mia che spasso !
    Auguri, facci sapere come va a finire... =)

    Irene

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